 Riprendere i piani di pulizia dei corsi d'acqua, occuparsi veramente delle rilocalizzazioni e lavo- rare ad una maggiore specializzazione della Protezione Civile, anche riattivando la Scuola creata ad hoc
Prevenire, prevenire, prevenire. Soltanto dopo bisogna combattere. "La ProtezioneCivile piemontese è, in Italia, tra le migliori in assoluto ed alcuni la considerano addirittura la punta di diamante tra tutte quelle operanti nella Penisola. Ma la sua azione, che da qualche anno a questa parte ha raggiunto eccellenze riconosciute anche nel recente intervento svolto in Abruzzo, deve assolutamente essere affiancata da un'attenta opera di monitoraggio del territorio e di prevenzione dei possibili eventi calamitosi futuri", spiega Caterina Ferrero che nella scorsa legislatura è stata l'assessore competente.
Ma la Regione come si sta comportando? Non mi pare che si stia facendo molto in questo senso e sono gli stessi rappresentanti della Protezione Civile a denunciare lo stallo che l'attività preventiva ha avuto nell'ultimo quinquennio. T empo perso inutilmente, benché proprio le alluvioni in Piemonte avessero reso le istituzioni consapevoli del forte rischio idrogeologico della nostra terra.
Esistono ancora rischi concreti per le persone e le cose, nella nostra regione? La regione subalpina continua ad avere fiumi a rischio esondazione e versanti a rischio frana. Come spesso succede in Italia, subito dopo il disastro ci si attrezza e il Piemonte ha fatto molto sia per quanto attiene la ricostruzione, sia per quanto riguarda la prevenzione. Ma l'entità dei danni dell'alluvione del 2000 (oltre tremila miliardi di lire spese per la ricostruione e la messa in sicurezza) hanno anche drammaticamente dimostrato che non è possibile rendere del tutto sicuro l'intero territorio regionale, perché una simile operazione impegnerebbe cifre improponibili, che non ci sono nelle casse pubbliche. Senza dimenticare che anche la natura ha bisogno del suo spazio e del rispetto delle sue dinamiche.
Cosa si deve fare, allora, visto che i soldi scarseggiano, che non possiamo stravolgere l'ambiente e che comunque un qualche rischio continua a persistere... A mio avviso bisogna monitorare meglio le scelte di sviluppo del territorio, mettendo in primo piano i rischi naturali che lo coinvolgono. Sembrerebbe un ragionamento di buon senso, ma malgrado tutto non si è arrestata la tendenza a costruire case, aziende e purtroppo edifici pubblici in aree esondabili o a rischio frana.
Quali sono quindi le priorità che una Giunta regionale deve prevedere per il territorio nei prossimi cinque anni? Dobbiamo mettere in cima alla nostra agenda la prevenzione dai rischi idrogeologici e avere piani regolatori che rispettino i vincoli e per l'appunto la natura stessa delle zone. Senza tralasciare ovviamente le attività di manutenzione dei siti naturali e delle opere di prevenzione realizzate: bisogna pulire i fiumi ma anche tenere in ordine gli argini o le basi dei ponti. In questi anni la Regione Piemonte non ha più dato seguito ai piani di pulizia dei corsi d'acqua che avevamo approvato quando ho svolto il mio incarico di assessore alla Difesa del Suolo. E non si è neppure adoperata per le rilocalizzazioni di abitazioni ed aziende che erano state previste da anni nei piani che avevamo fatto.
Senza dimenticare la formazione degli operatori che ogni giorno operano sul campo... E' vero. Dobbiamo sempre ricordare che la prevenzione e la manutenzione del territorio e delle opere di difesa del suolo rap- presentano una parte del compito delle amministrazioni, che inoltre devono lavo- rare ad un sistema di protezione civile sem- pre più formato e specializzato e sempre meno improvvisato. La scuola di protezione civile per i nostri volontari e dipendenti delle pubbliche amministrazioni, che era nata alla fine della scorsa legislatura, do- veva svilupparsi, consolidarsi e affermarsi. Di fatto, non è mai neppure partita con questa Giunta.
La proposta di Caterina Ferrero: "Promuovere accordi con le aziende energetiche affinché acquistino dalle aziende agricole locali il girasole e la colza necessari per ottenere i combustibili"
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