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CONTINUITA' DI REDDITO PER GLI AGRICOLTORI PIEMONTESI

Colza e girasole come fonti di energia per il Piemonte e di reddito per gli agricoltori. "La nostra Regione può sviluppare queste coltivazioni, sinora marginali, offrendo agli agricoltori la possibilità di effettuare rotazioni dei terreni efficaci, di sfruttare al meglio le possibilità del suolo e di offrire al mercato combustibili puliti ed ecocompatibili". Questa la proposta di Caterina Ferrero, con- sigliere regionale del Pdl, secondo la quale "sarebbe importante definire migliori modalità per sviluppare sui terreni poco fertili e su quelli che necessitano per l'ap- punto di rotazioni, la coltivazione di queste possibili fonti di energia". Aggiunge: "Spesso questi terreni marginali fruttano poco a chi li coltiva. Invece, con la colza e il girasole, abbiamo la possibilità di fornire continuità di reddito, pur nel rispetto delle rotazioni. È fondamentale fornire garanzie ai nostri agricoltori".
"Il concetto è quello del cosiddetto chilometro zero - spiega Ferrero - dobbiamo smetterla di trasportare combustibile e di importarlo total- mente. Perché il Piemonte ha bisogno di energia e nella nostra regione esistono già centrali in grado di funzionare
con l'olio di colza o di girasole. Per il momento, però, utilizzano perlopiù i carburanti tradizionali e in ogni caso li im- portano dall'estero o da altre regioni. Tale prassi, che comporta ovviamente la movimentazione dei combustibili, contribuisce all'inquinamento dell'ambiente".
Ecco il perché della sua proposta: "È importante prevedere una serie di incentivi volti a utilizzare ‘in loco' le produzioni piemontesi. D'ora in poi le centrali presenti sul nostro terri- torio e che quasi sempre beneficiano di contributi pubblici, dovrebbero impegnarsi a utilizzare in via prioritaria i com- bustibili prodotti dai coltivatori piemontesi". Ciò avrà ovvia- mente un doppio benefico effetto. Da un lato i coltivatori saranno incentivati a impiantare colza e girasole quando i loro terreni necessitano di cambiare il tipo di coltiva- zione per non inaridirsi. "E - spiegano gli esperti - si tratta in entrambi i casi di colture molto valide per rigenerare il terreno, rendendolo pronto l'anno dopo per semi più impegnativi e remunerativi". Dall'altro lato, si offrirà alla nostra regione una nuova e si- cura fonte di lavoro e di ricchezza. "Per il momento - spiega un coltiva- tore dell'alessandrino - molti di noi hanno una certa diffidenza verso il gi- rasole e la colza. Non abbiamo la certezza di poterli poi vendere". Per questo motivo "si dovrebbero trovare le forme di incentivazione, anche di- retta nei confronti degli agricoltori, per lo sviluppo di tale attività", dice Ferrero. D'altra parte, per una centrale da 100 kw, sono necessari 500 ettari di terreno effettivamente coltivato. Tenendo conto per l'appunto delle rotazioni, ci vogliono quindi almeno 1.500 ettari per ogni triennio dedicati ad essa. Quindi si tratta di coinvolgere anche le piccole aziende agrarie con accordi che le cautelino. "Il mercato potrebe non mancare - chiarisce Ferrero - bisogna soltanto sensibilizzarlo. Per il momento assistiamo ad un via vai di tir che trasportano combustibile e i nostri agricoltori talvolta hanno difficoltà a vendere il loro pro- dotto. È fondamentale eliminare entrambi i problemi". Conti alla mano, in effetti, la convenienza potrebbe esistere. Sia per i terreni difficili da coltivare e non particolarmente fertili, dove colza e girasole attecchiscono alla perfezione, sia per le rotazioni: "Sarebbe invece improponibile pensare a queste come colture primarie, come del resto la stessa Unione Europea ha recentemente sconsigliato", ricorda il consigliere regionale. In ogni caso, la colza ha una resa di circa 35 quintali all'ettaro e vale circa 25 euro al quintale. Tenendo conto dei costi di produzione intorno ai 370 euro per ettaro, fornisce quindi un utile di 505 euro ogni ettaro coltivato. Il girasole rende 40 quintali e vale 22 euro: i costi di produzione sono simili, per cui l'utile per ettaro è di circa 510 euro. Si consideri che il mais, normalmente seminato in Piemonte, garantisce 150 quintali ad ettaro, vale 10 euro al quintale e costa 850 euro di produzione: l'utile per ettaro è quindi di 650 euro, ma si tratta chiaramente di un vegetale molto meno adatto per le rotazioni e molto meno efficace nel rigenerare la fertilità del terreno. Senza considerare i molti terreni ancora sfruttati a prato per le rotazioni (con reddito vicino allo zero) oppure i pioppeti, che portano reddito soltanto dopo molti anni. "In questo modo, invece, si potrà garantire continuità di reddito a chi lavora". "Tenendo conto delle priorità ambientali, della necessità di energia sempre crescente e delle forti opportunità di lavoro per i nostri agricoltori - conclude Ferrero - sono certa che questa prospettiva possa dare buoni frutti. L'importante è creare le condizioni anche politiche ed amministrative, affinché il mercato della compravendita possa offrire certezze solide sia ai coltivatori, sia ai gestori delle centrali energetiche. Insomma, gli uni devono essere certi di vendere quanto prodotto, gli altri di poter acquistare quantitativi sufficienti di carburante in loco".

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