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RIFIUTI, UN DISASTRO TARGATO SINISTRA

Negli ultimi giorni abbiamo assistito all'ennesimo balletto tra gli esponenti del centrosinistra sul problema dei rifiuti. Il sindaco di Torino ha proposto di prolungare la vita della discarica di Basse di Stura, già più volte sopraelevata, in attesa dell'inceneritore del Gerbido. Dalla Provincia gli esponenti della sua stessa maggioranza gli hanno replicato in malo modo, ritenendo l'ipotesi impraticabile. Chi ha ragione? Nessuno dei due, perché entrambe le posizioni non tengono o fingono di non tenere conto di un fatto che tutti sanno: Basse di Stura sarà esaurita ben prima che si riesca ad allestire un nuovo sito - ci vogliono almeno tre anni, ammesso di non imbattersi nell'opposizione inesorabile delle comunità locali - per cui la proroga è inevitabile, in barba alle promesse elettorali di Bresso, Saitta e Chiamparino, perché i ritardi sull'inceneritore sono incolmabili. E nessuno parla dell'ipotizzato inceneritore del Canavese che, visto l'immobilismo delle altre zone del Piemonte, potrebbe finire per raccogliere i rifiuti di almeno tutta l'area nord del Piemonte.
E' questo il quadro della raccolta e mantenimento dei rifiuti in Provincia di Torino, tema sui cui ci avviamo a far concorrenza a Napoli come esempio di cattiva gestione e assenza di programmazione. Perché al problema di Basse di Stura si affianca quello degli altri sette siti di discariche in Provincia di Torino in fase di esaurimento nei prossimi due anni. Nel programma provinciale dei rifiuti sono previsti ampliamenti di discariche gia autorizzati ma non saranno sufficienti perché risulta comunque un deficit di quasi 1.000.000 di mc da risolvere.
La radice di tutti i problemi sta nella scelta di aver puntato solo ed esclusivamente su una gestione pubblica del ciclo dei rifiuti, alimentando tutto un sistema di società "in house" gestite da amministratori nominati dalla sinistra, e utilizzate spesso come uffici di collocamento "di comodo". Questo grande carrozzone ha risultati inefficienti, con un aumento di costi che si è ribaltato sulle tariffe, cioè è stato scaricato sulle spalle dei cittadini, con importi delle bollette superiori di 10 volte a quelli di prima. Se, invece, si fosse ipotizzata la proprietà pubblica delle strutture, dando in gestione i servizi e le attività con gare d'appalto, la concorrenza avrebbe prodotto sicuramente dei risparmi. Senza contare altri fatti oggettivi: ad esempio, gli operai ecologici dipendenti pubblici hanno contratti con remunerazioni più generose di quelli del settore privato.
Per inciso, questo meccanismo penalizza fortemente soprattutto il sistema delle imprese che debbono sopportare costi gestionali per la raccolta e mantenimento dei loro rifiuti assimilati agli urbani molto più alti dei loro concorrenti. E senza neanche la possibilità di scegliere tra chi pratica il prezzo più basso, essendo vincolati al monopolista pubblico.
L'altro aspetto del problema è la raccolta differenziata. Con malinteso spirito ecologista si è puntato acriticamente su questa modalità di raccolta e trattamento, senza considerare che, pur immaginando il valore "educativo" del recupero, la differenziata costa molto di più e soprattutto non dà risultati economicamente efficienti (neppure nelle realtà meglio gestite, che non è il caso di Torino e Provincia!). In Provincia di Torino, per dimostrare che "siamo più bravi" abbiamo voluto innalzare il limite del 35 % previsto dal decreto Ronchi al 37,7 % entro il 2005 (peraltro non raggiunto) e vorremmo toccare addirittura il 51,3 % nel 2010. La corsa alla differenziata è servita solo ad accontentare le pulsioni dell'estrema sinistra, ma dal punto di vista economico ha dato risultati fallimentari. Ma c'è di più, ed è una verità scomoda che nessun dice: a un grande sforzo promozionale nella raccolta, non hanno saputo accompagnare altrettanto impegno nella realizzazione degli impianti di trattamento, per cui oggi abbiamo una capacità di compostaggio (della parte umida) assolutamente inferiore al bisogno. La gran parte degli impianti di trattamento previsti non sono stati realizzati o sono in fase di continua ristrutturazione.
Qualche esempio: Amiat di Borgaro, impianto fermo in ristrutturazione; Amiat Strambino, impianto in funzione solo da ottobre 2005; Punto Ambiente di Druento, non realizzato; Sia di Grosso Canavese, non in esercizio. Che fine fa tutto ciò che non può essere trattato? Non è che, dopo essere stato raccolto separatamene con generosa cura dalla coscienziosa massaia animata di spirito civico, viene rimandato in discarica insieme a tutto il resto?
E che dire dei cinque impianti di bioessicazione previsti e mai realizzati?
Con questi dubbi, resta una sola certezza: il monopolio della sinistra, che in questi anni ha gestito a piacimento il problema rifiuti direttamente con propri esponenti impegnati nei vari Ato, consorzi e simili ha condotto a un vicolo cieco, le cui pesanti conseguenze economiche le pagano tutti i cittadini. In attesa del peggio, che deve ancora venire!

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