Man mano che procede lo spacchettamento di quella "sorpresa" che il governo Prodi ha fatto agli italiani con la legge finanziaria 2007, se ne scoprono davvero di belle. Anzi, emergono delle norme che, se e quando verranno applicate, possono rendere ancora più complicata l'attività delle imprese, smentendo tutti i propositi di semplificazione burocratica annunciati pochi giorni fa con grande battage mediatico. Uno dei problemi dell'Italia è indubbiamente quello dell'evasione fiscale e contributiva, che in ambito produttivo assume la forma del cosiddetto lavoro nero. Più o meno diffuso, a seconda delle regioni, è una piaga che colpisce in primo luogo agli imprenditori onesti, perché si trovano di fronte dei concorrenti "sleali", che traggono benefici dal non rispetto delle leggi. Un danno che si ripercuote anche sulla intera collettività, per il mancato pagamento dei contributi previdenziali. Per combattere questo fenomeno occorrerebbe, oltre a un maggiore senso civico, rafforzare i controlli ispettivi che in Italia sono carenti su molti fronti. Questa sarebbe la via maestra, ma il governo ha preferito imboccarne una più tortuosa e piena di rischi. In pratica, tra le migliaia di commi della finanziaria ve ne è uno che assegna al ministro del Lavoro la competenza a stabilire, entro sei mesi e in via sperimentale, degli "indici di congruità", sentite le organizzazioni sindacali e imprenditoriali. Il decreto dovrà individuare i settori "nei quali risultano maggiormente elevati i livelli di violazione delle norme in materia di incentivi ed agevolazioni contributive ed in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori". Per tali settori verranno appunto stabiliti indici di congruità, vale a dire il "rapporto tra la qualità dei beni prodotti e dei servizi offerti e la quantità delle ore di lavoro necessarie, nonché lo scostamento percentuale dall'indice da considerare tollerabile". Tradotto dal linguaggio burocratico significa che, per decreto, si stabilirà quante ore di lavoro servono per produrre, poniamo, una paio di pantaloni. Le aziende che sforano, oltre una certa tolleranza, da queste parametri saranno considerate potenziali utilizzatrici di manodopera in nero, e perciò passibili di azioni, i cui importi la stessa finanziaria ha moltiplicato per cinque volte! Approvando questa norma, il governo ha accolto la tesi sostenuta dai sindacati, e specialmente dalla Cgil, che aveva fatto degli "indici di congruità" un proprio cavallo di battaglia. Non c'è alcuna considerazione circa il fatto che un'azienda, essendo più efficiente di un'altra semplicemente organizzata in modo diverso, possa produrre di più con meno manodopera. Se si esce dai valori medi stabiliti dal decreto si è automaticamente evasori. E' lo stesso principio che oggi viene già applicato, in campo fiscale, agli studi di settore, che decidono a tavolino quanto deve rendere una determinata attività. Ma con gli indici di congruità direi che si va oltre. Il governo entra a piedi giunti nello stesso meccanismo del fare impresa, cioè nella libertà e capacità di organizzare i fattori produttivi a seconda delle circostanze. Si ingessa ulteriormente l'attività imprenditoriale, già colpita da mille procedure, mortificando i risultati di eccellenza e condannando alla mediocrità. Fa sorridere la propagandata decisione di favorire la nascita di nuove attività all'insegna dello slogan "un'impresa in un giorno". Con provvedimenti di questo genere molte imprese verranno chiuse anche in meno tempo! |