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CARORIFIUTO, QUANTO MI COSTI!

Lo spettacolo scandaloso che in questi giorni ha fatto il giro sulle tv di tutto il mondo, dell'emergenza rifiuti in Campania, è un severo monito per tutti coloro che sottovalutano il problema, fin quando l'immondizia non arriva alle soglie di casa, a fianco di scuole e ospedali, rendendo impraticabili interi quartieri. Non si deve fare di ogni erba un fascio, ci sono Regioni in cui il senso di responsabilità di cittadini e amministratori ha permesso di programmare e gestire in modo serio il fenomeno. Che è legato all'eterno problema di conciliare lo sviluppo con la compatibilità ambientale. Le società del benessere sono inevitabilmente portate ad aumentare la massa di rifiuti. Con l'educazione ambientale, con accorgimenti per la riduzione degli imballaggi, per il riuso di parte di essi, con le tecniche moderne di trattamento e recupero si deve cercare il più possibile di interrare sempre meno rifiuti. 
Una recente indagine del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro permette di apprezzare lo sforzo fatto in questa direzione dalle Regioni italiane, con risultati diversi. Il Piemonte si colloca tra quelle aree dove il trattamento dei rifiuti solidi urbani è definito con il termine di "efficienza costosa", in compagnia della Toscana. In pratica, il Piemonte nel suo complesso mostra, rispetto alle altre Regioni una buona capacità di gestire il ciclo rifiuti, quanto all'autosufficienza e alla produzione in rapporto al prodotto lordo. Ma questo risultato viene ottenuto spendendo decisamente più di altre Regioni. Ad esempio, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Veneto sono efficaci come il Piemonte, ma molto più efficienti, perché spendono meno in rapporto alla popolazione. 
Dove nasce questa situazione di alti costi? E' una domanda alla quale non è facile rispondere, e tuttavia l'indagine offre diversi indizi. Ad esempio, in Piemonte solo il 4,5 % dei rifiuti viene incenerito, mentre in Lombardia si arriva a un terzo e la media italiana è del 10 %. La raccolta differenziata è sulla fascia alta, (per il 2005, siamo al 37 %, quarto posto in Italia, contro una media nazionale del 24 %. Ma ciò comporta costi maggiori, e infatti si calcola che tutto il ciclo richieda una spesa di 44 euro ad abitante, 222 a tonnellata, contro una media italia di 209.
Risultati migliori rispetto ai dati nazionali sono quelli riferiti alle tonnellate di rifiuti trattati per addetto (305 contro 255, ma la Lombardia è a 313), e agli addetti per mille abitanti (1,8, in Italia siamo a 2,2, in Lombardia a 1,7). Su questi ultimi elementi non sembra pertanto di rilevare fonti di inefficienza. Dove invece il Piemonte si discosta di molto dalla fotografia italiana è nella tipologia di gestore: da noi il 60 % dei Comuni si serve di imprese pubbliche, il 30 % di privati, l'8 % di società miste pubblico/privato e il 2 % effettua ancora la gestione diretta. In Italia solo il 35 % ha gestori pubblici, mentre salgono al 38 % i privati. Sempre in Lombardia, che in questo appare in effetti una Regione avanzata, la gestione pubblica è limitata al 41 %, il privato sale al 50 %.
E' forse in quest'eccessivo affidamento allo strumento pubblico che si può ricavare l'origine di tanti problemi che il Piemonte già oggi ha, e che in prospettiva potrebbero aumentare per la gestione del ciclo rifiuti. Il pubblico interesse deve essere garantito con mezzi diversi dalla gestione, che è possibile affidare a soggetti privati, con una maggiore efficienza data la snellezza di questi operatori e la loro più spiccata imprenditorialità. Anche per evitare che l'aumento progressivo delle bollette provochi la ribellione dei cittadini.

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